Re Michele

Vita e Biografia

Michele Capozzi nacque a Salza Irpina l’11 luglio del 1836 alle ore 24.00 nella casa paterna, secondogenito di Crescenzo (Salza I. 1804-1882) e di Maria Carolina Capone (Montefalcione 1810-Salza I. 1860). Michele compì i suoi primi studi nel Liceo Colletta di Avellino, per poi proseguire presso l’Università di Napoli. Nel 1860 Michele Capozzi si laureò in Giurisprudenza e fin dalla sua gioventù fece la sua apparizione nella vita pubblica, dimostrando immediatamente le sue capacità, le sue conoscenze, pur non esercitando mai nel corso della sua vita la professione forense. I legami familiari, oltre a donargli fama e importanza, furono senz’altro una marcia in più nell’ascesa politica di Michele: non fu solo l’erede e l’amministratore dell’ingente patrimonio di Errico Capozzi, ma anche delle sue innumerevoli relazioni amicizie, quelle che lo zio aveva allacciato sin dalla sua giovinezza nei più alti e qualificati ambienti culturali, intellettuali e politici di Napoli capitale borbonica, che in seguito all’Unità costituirono il fulcro del ceto dirigente dell’Italia liberale (De Sanctis, Poerio, Settembrini). Svariati sono i vani tentativi di Michele, tra la fine del 1859 e i primi mesi del 1860, di entrare a far parte dell’amministrazione borbonica in veste di consigliere d’intendenza. Ma con la caduta della monarchia borbonica l’adesione dei Capozzi di Salza al nuovo regime, a dispetto delle voci circolanti nei caffè avellinesi, non lasciò adito a dubbi: mentre Errico Capozzi fu tra i più autorevoli e fidati consiglieri di Francesco De Sanctis, nominato il 9 settembre 1861 governatore della Provincia da Garibaldi, Crescenzo e Michele assunsero l’arduo impegno del mantenimento dell’ordine pubblico a Salza, il papà come Capitano, il figlio come Luogotenente della Guardia Nazionale.

La vita pubblica e il quarantennio politico

Nel 1861 Michele esordì nella vita pubblica. Ricoprì l’eminente ruolo di primo sindaco del suo comune nativo dotandolo d’una cassa di risparmio, di un ospedale, di una biblioteca, del telegrafo, di fontane, di strade, di un cimitero. In veste di ufficiale di drappelli e di Regio Commissario dei comuni di Andretta, Bisaccia e Lacedonia, rese diversi servigi contro il brigantaggio, dilagante nel territorio. Per aver sostenuto con competenza quel gravoso incarico, e ammirato dalle alte sfere militari, conseguì una medaglia al valore militare. Durante la Presidenza al Consiglio Provinciale di Avellino patrocinò gli interessi dell’Irpinia ed in particolare della sua terra natia: da ricordare l’impegno nella costruzione della ferrovia Avellino-Santa Venere e nel prolungamento della linea ferroviaria da Sansoverino ad Avellino. L’istruzione di massa, la nascita della Scuola Enologica, la realizzazione di vie di comunicazione per l’accesso ai comuni più isolati dell’entroterra: il sistema di potere di re Michele fu così saldo da percorrere circa un quarantennio. Il nerbo del sistema politico di Capozzi fu il dominio dell’istituto provinciale, che fu in grado di rivitalizzare e modernizzare a partire dal 1866, un mezzo efficace di governo del territorio. Fu deputato del Parlamento del Regno d’Italia a partire dal 10 marzo 1867. Fu alla Camera una figura secondaria, poco assidua alle sedute e il suo nome non figurò mai come oratore. All’assenteismo supplì con le ripetute lettere, con gli onorevoli colleghi, con funzionari centrali e periferici. Egli riceveva encomiabili prove di stima da uomini di diversi partiti politici e di nota elevatura. Testimonianza ne sono gli autografi attestanti l’amicizia di privati e le relazioni nel e col Governo, e anche i decreti del Governo e del Re, diplomi di benemerenza e di gradi accademici, nomine a diverse cittadinanze, come commendatore della Repubblica di san Marino, di Ordini Cavallereschi, brevetti d riconoscimento al valor militare, la medaglia al valore civile e quella commemorativa per l’Indipendenza.

Dissero di lui

Molte furono le figure del tempo e degli anni a venire che si espressero sul ‘Re Michele’, parole di stima, di fiducia, di critica costruttiva, nulla mancò a questo celebre personaggio.
Era di parola facile, quantunque restio a parlare in pubblico … nelle private riunioni, un ragionatore chiaro, convincente, acuto; studioso delle questioni, ne conosceva le più minute particolarità … lavoratore infaticabile, stancava i suoi collaboratori senza mostrarne egli segno; pronto a rendere agli amici e alle volte, a semplici conoscenti, disinteressatamente, servigi. (Raffaele Valagara sulla Gazzetta Popolare)
Voi seguitate nell’opera vostra che è più proficua che non vi pensate; non vi sgomentino le difficoltà, i disinganni, i dissapori e la tristezza degli uomini: la vita pubblica non è possibile che a patto di superare mille prove: la differenza può essere tr il superarle con dignità e illibatezza, ed il vincerle bruttandosi ad ogni lordura e vituperio; l’eterna differenza tra gli onesti uomini ed i ribaldi. Siete indubbiamente tra i primi dei più operosi e temuti: non procurate ai secondi la gioia di sapervi annullato. (Silvio Spaventa il 14 ottobre 1878)
Gli è che ha la monomania anche lui. E la sua monomania è che ha da essere Lui il Re e tutti gli hanno a star sotto. Come Cesare, Don Michelino vuole essere primo i Avellino, anziché secondo a Roma. E se sale nelle alte sfere, gli è come chi va in pallone per rccogliere notizie intorno alla terra. È qui la terra come vedi è Avellino. Gli è che non pensa ad altro da mattina a sera. Non so se dorma. Ma quell’uomo lì ha la febbre. Non si contenta di essere uomo. Vorrebbe essere un telegrafo, un vapore … (Francesco De Sanctis, Viaggio Elettorale)
Capozzi Michele aveva molti numeri per far il bene: lui nulla affanna; è giovane; ha mezzi e fortuna; ha intelligenza; ha un avvenire! Guai a lui se non farà il bene della patria comune. (Carlo Donatelli)
Il primo sindaco del suo paese natio, che egli dotò di una cassa di risparmio, di un ospedale, di una biblioteca, del telegrafo, di fontane, di strade, di un cimitero. Rese notevoli servigi nella lotta contro il brigantaggio … Alla Camera sedette al centro e votò quasi sempre con la maggioranza ministeriale. (Alberto Malatesta, Ministri, Deputati, Senatori dal 1848 al 1922)
Per il suo ingegno altissimo, per la soda cultura, per i suoi ottimi precedenti, per la sua probità e fermezza di carattere, egli ha saputo acquistare un bel nome e generale e dovuta fama. Non è mai sceso a compromessi con la sua coscienza, col suo carattere, che si riscontra in pochissimi, oggi, gli ha acquistato le unanimi simpatie e l’ammirazione generale. Ricchissimo, anziché godere agli agi, egli ha speso sempre la benefica ed utile opera sua in vantaggio del proprio paese e per l’attuazione di quei provvedimenti che stimava di pubblico bene. (Domenico Amato, Cenni Biografici d’Illustri Uomini politici)

Gallery

Layout Type

Presets Color

Background Image